Salina, stop agli impianti

AtiSale: «Provvedimento abnorme, vogliamo revoca immediata»

La Provincia ha sospeso la produzione dell’impianto di essiccazione e di impacchettamento del sale a causa di alcune «non conformità relative allo stato di manutenzione degli impianti, alle emissioni di polveri in atmosfera, allo scarico delle acque reflue industriale e alle emissioni acustiche ambientali». A Margherita di Savoia la Salina più grande d’Europa «rischierebbe il fallimento», come affermato dai vertici, per via di un provvedimento emanato dal settore “Tutela aria ed energia” della Bat (Barletta-Andria-Trani) che ha sospeso i lavori nell’impianto di zona Regina, in seguito a un sopralluogo effettuato dall’Arpa (dall’Azienda regionale dell’ambiente) lo scorso 9 gennaio. La nota è arrivata ieri sera, ha fatto seguito un incontro fiume fra sindacati e dirigenti. Da questa mattina gli operai stanno simbolicamente presidiato l’impianto. In tutto sono 120 i lavoratori, e quindi famiglie della città, costretti con la braccia incrociate perché l’ordine della Provincia è perentorio. Dall’azienda AtiSale, che gestisce la Salina, fanno sapere che si tratta di «un provvedimento abnorme – come ha affermato il presidente Giacomo D’Alì Staiti -. Siamo preoccupati e ci siamo preoccupando di questa emergenza. Ci stiamo già attivando con i nostri legali per ottenere nell’immediato la revoca di questo provvedimento». I lavoratori nel frattempo hanno chiesto e ottenuto un incontro col sindaco Paolo Marrano per cercare una soluzione al problema. «È impensabile che ci sia un provvedimento simile – ha sottolineato Francesco Valerio, dirigente. L’azienda ha messo in atto piani e miglioramenti che stiamo eseguendo giorno per giorno. Prova ne sono le ispezioni effettuate dai carabinieri e dall’ispettorato del lavoro. Bloccare un’azienda in questo modo, senza preavviso, per delle polveri di sale in una città di mare, dove si respira sale e si fanno cure termali col sale, è assurdo. Non siamo un’acciaieria o un’azienda che produce materiale chimico. Le istituzioni ci vengano incontro».

Lo scorso 4 gennaio, lo ricordiamo, il primo cittadino si era fatto portavoce delle istanze di alcuni salinari residenti o titolari di attività produttive in zona Erba dei Cavalli, dove si affaccia impacchettatrice, che avevano lamentato la eccessiva esalazione di sale con conseguente cattivo odore, rumori, auto e ringhiere mangiate dalla ruggine. In quella occasione Valerio aveva affermato che le analisi semestrali sulle emissioni atmosferiche erano nei limiti. Adesso gli operai sono «colpiti da un fulmine a ciel sereno – come hanno loro stessi lamentato -. Non è possibile chiudere un’azienda per le polveri di sale. Avrebbero dovuto dare un limite di tempo entro cui rimediare. Non possono lasciare senza lavoro 120 famiglie. Noi non lo permetteremo mai». I sindacati hanno ribadito: «Il provvedimento si basa su prescrizioni risalenti al 2014, poco veritiere perché i livelli supero di nulla i limiti. Non possono chiudere un indotto immenso come quello di Margherita di Savoia».