Salina, revocato lo stop agli impianti

AtiSale: «No inquinamento», Rsu: «Insieme ci siamo riusciti»

La Salina di Margherita di Savoia è tornata a essere produttiva. A stabilirlo è stata la Provincia di Barletta-Andria-Trani con un atto di revoca del provvedimento emanato lo scorso 13 febbraio con cui aveva sospeso la produzione degli impianti di essiccazione e di impacchettamento di AtiSale. Una «interruzione dei termini sospensivi», si legge sul documento, arrivata dopo che «codesta società – si continua a leggere – ha contradedotto ai rilievi della suddetta diffida, trasmettendo documentazione a supporto. Dalla lettura di tali controdeduzioni risulterebbero esserci i presupposti per ritenere superati i motivi ostativi alla ripresa dell’esercizio». In altre parole AtiSale, alla luce del provvedimento della Provincia, ha presentato una propria documentazione per controbattere la «non conformità degli impianti, le emissioni delle polveri in atmosfera, lo scarico delle acque reflue industriale e le emissioni acustiche ambientali» contestate dall’ufficio Servizio Tutela Aria ed Energia della Bat, in seguito a un sopralluogo effettuato dall’Arpa lo scorso 9 gennaio. L’esame dei documenti ha dato gli esiti sperati dai 120 operai di AtiSale e dai dirigenti, anche se la Provincia ha evidenziato «il rispetto delle seguenti precisazioni: procedere con interventi manutentivi e innovativi secondo cronoprogramma da codesta società indicato; limitare ulteriormente la possibilità di emissione di polveri diffuse, con riduzione del 20% delle portate di sale lavorato; contenere le emissioni polverulente provenienti dalla zona di vagliatura, mediante l’utilizzo dei teloni e dei nebulizzatori; rassicurare la costante pulizia delle aree scoperte e la corretta gestione dei rifiuti prodotti; procedere con gli obblighi di comunicazione e campionamento delle emissioni in atmosfera e acustiche».

Un pericolo scampato, perché con la sospensione delle attività preposte alla lavorazione finale del sale, tutto lo stabilimento non avrebbe potuto lavorare. Infatti in questi tre giorni si è provveduto a vendere solo le scorte di sale già presenti in magazzino. Dopo stop forzato e presidi simbolici dell’impianto di Zona Regina, gli operai sono ritornati a lavoro. L’azienda da oggi è ufficialmente produttiva, ma i lavoratori riprenderanno con le attività domenica notte, come prevede la regolare gestione settimanale dei turni. Da AtiSale hanno fatto sapere che «è doveroso evidenziare come il provvedimento originario non contenesse in alcuna sua parte l’evidenza di un rischio di inquinamento ambientale o un rischio per la salute dei lavoratori. Precisiamo che l’impianto risulta essere a norma per quanto riguarda le emissioni in atmosfera. Infatti ogni mesi ogni 6 mesi, come previsto dall’autorizzazione in essere, tali emissioni sono sottoposte a rilievi tecnici per misurare i parametri i cui risultati immediatamente vengono trasmessi alla Provincia – Settore Ambiente». «La nostra salina – ha dichiarato l’amministratore delegato Francesco Melidoni – è la più importante d’Europa e la prima produttrice di sale marino italiano. Queste 72 ore sono state di preoccupazione per i lavoratori e il territorio. La verità ha trionfato su delle ipotesi che poi non si sono rivelate neanche come tali». L’azienda ha garantito di avere già messo in programma una serie di interventi migliorativi, oltre ad essere già intervenuta sugli impianti per garantire la sicurezza e la bontà del prodotto, tanto da avere ottenuto riconoscimenti internazionali sia nel campo alimentare che nel campo dei mangimi. Nelle scorse ore c’è stato anche un vertice in Prefettura a Barletta in cui il Prefetto Maria Antonietta Cerniglia aveva espresso tutta la sua solidarietà ai lavoratori. «Siamo riusciti a ripristinare la regolarità in questa azienda – hanno affermato le Rsu, rappresentanze sindacali unitarie -. I 120 lavoratori posso essere tranquilli, grazie a una collaborazione fra sindacati, lavoratori e azienda. Questo dimostra che quando si è uniti, tutto può essere utile per rilanciare la nostra azienda».