Sulla tela non ci sono né il nome dell’autore né la data, ma il restauro ha rivelato l’identità del dipinto. La Madonna senza Bambino o più comunemente l’immagine dell’Immacolata Concezione, una delle figure più rappresentate nella storia della Chiesa e vede come soggetto principale la giovane donna di Nazareth che, secondo la tradizione cristiana, è stata concepita senza peccato e per questo scelta come madre di Gesù. L’opera, custodita nella parrocchia del Santissimo Salvatore a Margherita di Savoia, è un olio su tela risalente alle seconda metà del 1700. Un dato ricavato da un elemento cromatico posto in primo piano: il vestito della Madonna è rosso, colore che stava a indicare la natura divina. Infatti di rosso è vestito anche Cristo nell’affresco che si trova sul presbiterio della chiesa. Questa particolarità pittorica appartiene alla tradizione artistica antecedente al 1854, quando Papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione nel giorno dell’8 dicembre. Da quel momento in poi sulle tele è comparso il velo bianco simbolo di purezza, come testimonia un’altra tela, custodita nella stessa chiesa, risalente al secolo successivo e che raffigura l’Immacolata come viene identificata oggi.
Un’opera riportata alla luce dopo gli interventi operati dal laboratorio diocesano di restauro che ha sostanzialmente ricostruito l’opera che fino a qualche anni fa era un mosaico di pezzi di pittura a olio su una tela rovinata. Questo quadro, oltre a fare parte del patrimonio artistico del territorio, racchiude una pagina di storia che racconta le radici di Margherita di Savoia, prima ancora che si chiamasse col nome della regina dei regnanti dell’Italia unita. Il dipinto fa parte dei doni fatti dalla famiglia borbonica (secondo la fascia storica dai regnanti Ferdinando II e il successore Francesco II) per arredare la parrocchia che nel 1859 vedeva l’inizio della sua costruzione nelle Reali Saline di Barletta. Per intendersi in questo periodo storico la Puglia faceva parte del Regno delle Due Sicilie cha andava da Napoli fino alla Sicilia. Il quadro in effetti è di scuola Napoletana, lo stesso stile del quadro del Santissimo Salvatore (protettore della città) che primeggia sull’altare maggiore e che, con le due campane grandi appese nel campanile (secondo la leggenda lasciate col quadro sulla riva salinara dai turchi) e una croce astile in legno, fanno parte degli arredi sacri donati dalla famiglia che ha regnato nel sud fino al 1861.



























