Liquami nell’area protetta delle saline: 5 gli indagati

Operazione del Noe, coivolti i vertici della società Ati Sale

Per anni hanno consentito lo scarico di sostanze inquinanti e della lavorazione del sale nell’area protetta della Salina di Margherita di Savoia, trasformandola, nella zona della foce Carmosina, in una distesa di melma oleosa e colorata di rosso. Al termine di una complessa indagine dei carabinieri del Noe di Bari, sono finiti nei guai il presidente e il responsabile dell’area tecnica dell’Ati Sale Spa, un funzionario del Comune di Trinitapoli e il presidente e un responsabile tecnico del Consorzio di bonifica Capitanata di Foggia.

Ai primi due vengono contestate le accuse di scarico illegale di acque inquinate e fanghi e deturpamento, aggravato dal fatto che lo scarico sia avvenuto in un ambiente protetto. Gli altri tre dovranno invece rispondere, a vario titolo, di realizzazione di discarica abusiva di rifiuti speciali anche pericolosi, danneggiamento aggravato per rinvenimento di sostanze inquinanti in un corso d’acqua e deposito incontrollato. I carabinieri – insieme ai colleghi della Stazione di Trinitapoli, alla polizia municipale, all’Asl e all’Arpa – hanno anche sequestrato una porzione del canale Cinquemetri di proprietà del Comune di Trinitapoli, gestito dal Consorzio di bonifica, e una condotta abusiva lunga un chilometro e mezzo a margine dell’impianto che produce il sale nelle Saline di Margherita di Savoia.

Gli investigatori hanno scoperto che in entrambe le aree per anni sono state svolte azioni illegali, di sversamento di sostanze pericolose, che hanno avuto come unico risultato il deturpamento di una delle aree umide più importanti di Puglia, soprattutto per la presenza di uccelli migratori. La presenza di quelle acque rosse a margine della Salina, del resto, era stata ripetutamente segnalata dai cittadini e da Legambiente, che ne aveva anche evidenziato lo stato melmoso e maleodorante.
La spiegazione era stata, di volta in volta, trovata nella presenza di alghe coloranti o degli scarichi dei residui della lavorazione delle uve da parte di cantine vitivinicole della zona, come accertato nell’operazione Cinquemetri, condotta dal Noe nel 2012. Entrambe le spiegazioni, però, nei mesi scorsi non sono risultate soddisfacenti ai carabinieri, che hanno continuato a scavare fino a scoprire che quel rosso che tingeva parte della Salina, in realtà, derivava dallo scarico dei residui della lavorazione del sale, ricchi di particolari sostanze chimiche che determinano la colorazione color mattone delle acque, convogliate tramite la condotta abusiva. Nel canale Cinquemetri, invece, è stato scoperto che oltre alle condotte del depuratore di Trinitapoli sono stati realizzati scarichi abusivi e sversamento di rifiuti (legni, plastiche, vetri, eternit, pneumatici), carichi entrambi di sostanze pericolose. Le aree poste sotto sequestro dovranno essere bonificate.